Il nostro poeta comprese l’ecumenismo
del cardinale inglese.
da La Voce del Sileno di Italo Francesco Baldo
Papa Leone XIV ha proclamato il primo novembre 2025 “Dottore della chiesa” John Henry Newman (Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston, 11 agosto 1890), che il suo predecessore Leone XIII elevò alla porpora cardinalizia per i grandi meriti nella riflessione teologica e nella prospettiva di riunificazione della Chiesa anglicana con Roma.
Il porporato inglese fu da Papa Benedetto XVI proclamato Beato domenica 19 settembre 2010 nel corso della Celebrazione da lui presieduta a Birmingham e proclamato Santo domenica 13 ottobre 2019 da Papa Francesco, nel corso della Celebrazione da lui presieduta a Roma, in piazza San Pietro.

Singolare figura del mondo culturale ed ecclesiale inglese, detto anche “Il Santo della coscienza”, comprese e divulgò il valore dell’unità dei cristiani e si adoperò per essa. Da aderente, fu sacerdote, alla chiesa anglicana si convertì al cattolicesimo e divenne sacerdote dell’Oratorio, Congregazione di San Filippo Neri e si adoperò con scritti e fini predicazioni all’approfondimento della fede. Del prelato inglese San Paolo VI affermò: “(…) un faro sempre più luminoso per tutti quelli che sono alla ricerca di un preciso orientamento e di una direzione sicura attraverso le incertezze del mondo moderno” (Discorso agli specialisti e agli studiosi del pensiero del Cardinale Newman, 7.04.1975).
Le indicazioni di unità della fede corrispondeva in John Newman alla grande “Summa nostrae religionis. Pax et unanimitas” (Epistula n.1334) di Erasmo da Rotterdam e fu un’espressione scritta dal grande umanista proprio negli anni in cui si consumava lo scisma anglicano voluto dal re Enrico VIII più per questioni dinastiche che teologiche. Ricordiamo che fu per le sue prese di posizione contro Martin Lutero detto “defensor fidei”, titolo che ancor oggi i sovrani inglesi portano.

Certo la prospettiva di John Newman non era facile ad accettarsi, era novità e, soprattutto nei tempi in cui la Chiesa cattolica doveva affrontare la negatività che le rivolgeva il liberalismo e il socialismo, sembrò quasi prematura la sola idea dell’ecumenismo. Fu papa Leone XIII che nel rinnovamento della Chiesa dopo la fine del potere temporale, propose tra le nuove direzioni anche quella del sacerdote inglese che elevò alla porpora cardinalizia, con sede in Roma nella chiesa di San Giorgio al Velabro; il motto scelto recita: cor ad cor loquitur (San Francesco di Sales).
La sua visione teologica è approfondita nella sua opera Lo sviluppo della dottrina cristiana dove, considerando la dottrina cristiana sempre viva nella storia, la vede incarnata nella Chiesa quale “corpo di Cristo e dimora dello Spirito Santo nella comunità di tutti i fedeli”. Una visione che è stata considerata anticipatrice del Concilio ecumenico Vaticano II, che lo ricorda insieme ad Antonio Rosmini.
Il Postulatore della causa di santificazione indicò il cardinale J. Newman anche come possibile “dottore della chiesa” perché il suo pensiero non si è chiuso nelle biblioteche, ma è sempre stato punto di riferimento e proposta negli anni successivi alla sua morte per la vita della Chiesa, capace di rispondere alle problematiche attuali. Cfr. Italo Francesco Baldo O sono quello che sono o non sono nulla J.H. Newman. L’attualità di una ricerca, Vicenza, 2003.
La sua prospettiva fu conosciuta in Italia alla sua epoca e apprezzata da tanti, tra cui il vicentino sacerdote don Giacomo Zanella, poeta come lo fu anche John Newman che aveva scritto, durante un suo viaggio in Italia, il poema Lyra Apostolica (I edizione: Derby, Mozley, Parker, Oxford, 1843) e in precedenza aveva edito l’inno Lead, Kindly, Light (British Magazine), esprimendo il suo pieno abbandono alla Provvidenza, che gli indicherà e gli farà realizzare la sua specifica missione.
Il poeta vicentino comprese l’importanza dell’unità della chiesa e fece riferimento alla prospettiva ecumenica del Santo Inglese nella sua ode A Leone XIII (Città di Castello, Lapi, 1887), scritta in latino e da Zanella steso tradotta in italiano. Un componimento che Leone XIII, lui stesso poeta, che ben conosceva la poesia zanelliana lesse. Della relazione tra il poeta vicentino e il pontefice scrive Fedele Lampertico: “sempre tenne Leone XIII in alto concetto lo Zanella, e quando udì la notizia di sua morte, la disse una perdita irreparabile, una vera disgrazia per la letteratura cristiana. Ordinò anzi ad un antico suo famigliare, che gli avea narrato i particolari della fine di lui, di comprargli subito tutti i libri del poeta. Li ebbe ancora l’indomani dallo stesso: soggiunse che nei momenti successivi si sarebbe dilettato, e che avrebbe pregato per lui.” (F. Lampertico, Giacomo Zanella Ricordi, Vicenza, Galla, 1895 p.262).

Il papa, ricevette e lesse il componimento dello Zanella, manifestò qualche riserva di natura politica, come ci informa E. Brunelli che testimonia come il Papa avesse apprezzato la poesia, ma con qualche riserva per “due o tre allusioni politiche.” (E. Reato, Giacomo Zanella e la Nuova Italia, op. cit. p. 396-397 cfr. F. Lampertico, Giacomo Zanella Ricordi, op. cit. p. 262).
Non conosciamo quali fossero, ma certo comprese l’istanza che il poeta vicentino manifestava per una riunificazione della chiesa anglicana con quella di Roma, di cui lui era fautore e protagonista. Pochi i versi nell’ Ode A Leone XIII riferiti alla prospettiva ecumenica di John Newman, ma significativi per l’epoca e per la testimonianza di come il poeta vicentino fosse sempre attento alla vita della chiesa nella sua attualità e problematica.
Ecco i versi nei quali descrive la centralità di Roma per tutto il mondo che ha “scudo fidato” nella verità della fede che il romano pontefice esprime e salvaguarda.
Tu sui britanni fiumi
le tolte al rito antico
dello spergiuro Enrico
are rallumi;
e maturando i giorni
vai, che al romano ovile
la libera e virile
isola torni.
Con papa Leone XIV i giorni stanno maturando, proprio alla luce del pensiero e proposta di John Newman, perché, accanto alla grande teologia di San Tommaso e San Bonaventura, indicata da Leone XIII come capisaldi della Chiesa, possa il pensiero e le indicazioni del Santo inglese far maturare la pienezza della comunione ecclesiale cristiana.


Una risposta su “Giacomo Zanella e John Henry Newman”
Certo però che con l’ordinazione delle donne al sarcedozio, all’episcopato e di recente a capo della comunione mondiale anglicana che ha portato alla separazione al suo interno degli anglicani africani, il percorso mi sembra più difficile se non impossibile. A meno che la chiesa cattolica e sinodale non preveda un superamento di questo ostacolo con l’ordinazione delle donne e, come prassi sinodale, una confederazione di chiese nazionali o episcopati come quella tedesca che fa un suo percorso dottrinale. Insomma la fine della chiesa, una santa cattolica e apostolica come l’abbiamo conosciuta frequentata e creduta finora.