Categorie
Bibliografia Biografia Giacomo Zanella Italo Francesco Baldo La Voce del Sileno

Giacomo Zanella nell’analisi inedita di Mariano Rumor

Il giovane Mariano Rumor lettore di Giacomo Zanella: un saggio ritrovato tra memoria vicentina, poesia e fede.

da La Voce del Sileno di Italo Francesco Baldo

È sempre di grande interesse, per gli studiosi, la pubblicazione di un inedito; in particolare quando si tratta di un lavoro preparatorio, una Vorarbeit di un saggio da rifinire, dedicato a un poeta di grande valore umano e culturale come Giacomo Zanella (1820-1888), che tanto lustro ha dato e dà a Vicenza e alla sua dimora a Cavazzale, dove cheto scorre il fiume Astichello, dal quale prende nome l’importante compimento della sua poesia.

La pubblicazione di questo lavoro preparatorio, Saggio su Giacomo Zanella, firmato da un nome ben noto a Vicenza, Mariano Rumor, aumenta l’interesse. Rumor fu il secondo capo del Governo italiano vicentino dopo Luigi Luzzatti (1841-1927), che al Liceo Foscarini di Venezia fu allievo e poi amico del poeta vicentino. Per le nozze di Luzzatti, Zanella scrisse la sua poesia più famosa: Sopra una conchiglia fossile nel mio studio.

L’autore: Mariano Rumor e l’edizione del suo saggio

Mariano Rumor (1915-1990), appartenente a una notabile famiglia vicentina, crebbe in un ambiente sensibile alla cultura della città. Fin da bambino ebbe nella cerchia familiare due illustri appassionati di letteratura e memoria vicentina.

Lo zio paterno, l’abate Sebastiano Rumor (1862-1929), fu grande estimatore della cultura vicentina e in particolare di Giacomo Zanella, dal quale ebbe, poco prima della morte del poeta, quattordici sonetti per la silloge Astichello. Fu un autentico divulgatore della “vicentinità”, intesa prima di tutto come cultura.

Accanto a lui, con un ruolo senza dubbio importante nella formazione del giovane Rumor, vi fu lo zio materno Piero Nardi (1891-1974), appassionato cultore di Antonio Fogazzaro, di cui fu biografo ed editore, ma anche studioso di altri letterati e poeti italiani.

Mariano Rumor, dopo aver frequentato il Regio Ginnasio Liceo “A. Pigafetta” di Vicenza, si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova. Nel 1937 affrontò l’esame di laurea con una dissertazione sul drammaturgo e librettista Giuseppe Giacosa (1846-1906), servendosi in modo particolare dell’epistolario di Giacosa, soprattutto delle lettere indirizzate ad Antonio Fogazzaro.

Il lavoro fu apprezzato e venne proposto per la pubblicazione a spese della Facoltà di Lettere. Nel 1940 uscì presso la CEDAM di Padova il saggio di Rumor. Il volume fu però recensito severamente da Benedetto Croce su “La Critica”. Il giudizio di Croce avrebbe potuto mettere in crisi chiunque; Mariano Rumor non si scoraggiò.

Vinto il concorso per l’insegnamento, divenne docente di Lettere al Ginnasio-Liceo dove aveva studiato. In quegli anni, forse anche in previsione di ulteriori studi accademici, decise di riflettere sulle opere e sulla poetica dell’illustre concittadino Giacomo Zanella, poeta dell’Astichello, che aveva ammirato fin dall’infanzia.

Il Saggio su Giacomo Zanella prese forma tra il 1940 e il 1943: una parte fu dattiloscritta, un’altra rimase manoscritta. Il lavoro restò allo stato preparatorio perché Mariano Rumor, da cattolico avverso al fascismo, intraprese dal 1943 un’altra strada: quella dell’impegno politico.

Abbandonati gli studi letterari, Rumor si dedicò alla politica: fu deputato, senatore, sottosegretario, ministro, presidente del Consiglio e parlamentare europeo, protagonista della Democrazia Cristiana fino al 1976. Non venne però mai meno, per quanto si può personalmente ricordare, il suo interesse per la letteratura.

Dopo la sua morte, il testo preparatorio del saggio su Zanella ritornò alla luce tra le sue carte. Trascritta la parte manoscritta, esso è stato pubblicato dall’Editrice Veneta, con la presentazione di Achille Variati, la prefazione di Giuseppe Caldana e alcuni approfondimenti a cura di Mario Pavan.

Il Saggio su Giacomo Zanella

Il testo del Saggio si apre con un prologo nel quale Rumor accenna soprattutto alla critica crociana a Zanella e alla severa posizione di Vittorio Imbriani. Ricorda anche la lettura di Arturo Graf, che a suo giudizio non offriva né una vera ricerca di valori poetici, né un’indagine sulle interne movenze del sentimento, né uno studio dell’anima del poeta.

Rumor cerca dunque un’altra via: quella dello svolgimento storico, inteso come storia interiore.

Esamina il periodo che va dal 1828, quando Zanella giunge a Vicenza per studiare, alle prime prove poetiche in seminario. Mette in luce l’attaccamento ai classici e, attraverso l’analisi di alcune poesie, cerca di individuare quel trepido sentimento di aspettazione misteriosa che abita il fondo dell’anima zanelliana.

Segue poi l’analisi degli anni che conducono a La conchiglia fossile e a La veglia. Rumor evidenzia il sentimento lirico di Zanella e il momento in cui, con Ad una antica immagine della Madonna, il poeta tocca per la prima volta il tema della scienza dei suoi tempi. Questo interesse troverà piena espressione proprio nella celebre Conchiglia fossile.

Negli anni dal 1865 al 1868 Rumor esamina il mito del progresso attraverso poesie come Il Lavoro, Il taglio dell’istmo di Suez e Il Sonno. La riflessione zanelliana sul lavoro, sulla modernità e sulle trasformazioni sociali viene così letta non come semplice entusiasmo per il progresso, ma come interrogazione morale e spirituale.

A Milton e Galileo Rumor dedica molte pagine. Secondo lui, questa poesia chiude il ciclo lirico nel quale ha preso forma la cosiddetta poesia scientifica di Zanella. In essa il poeta avverte anche la vanità di una discussione puramente intellettuale tra scienza e fede, e si apre alle esigenze più profonde dello spirito.

Da qui inizierebbe un nuovo cammino. Zanella conosce la crisi, la malinconia, il sentimento del transitorio; ma non approda allo scetticismo. A differenza di Leopardi, egli conserva la fede semplice, materna, e nella preghiera trova la possibilità di superare le difficoltà del mondo che passa.

Una vera catarsi lirica aiuta l’interiorità del poeta a superare la crisi angosciosa della sua vita. Ben dirà l’amico Antonio Fogazzaro: dall’Astichello e dalla quiete dei suoi dintorni Giacomo Zanella ebbe linfa per la sua nuova poesia.

Certo vi è in Zanella la rinuncia al sogno umano del progresso, ma il poeta sa ritrovare una dimensione nuova: il vero è nell’armonia dell’idea con la cosa. Lo attende un ritorno alla natura, alle piccole cose, alla fanciullezza, a Chiampo, al paese natio. Si apre così un verseggiare nuovo, quasi un nuovo romanticismo: non come scuola, ma come ritrovamento di sé.

Rumor osserva opportunamente che non si tratta più di verso aulico, ma di verso d’impressioni. Qui l’animo è protagonista. Non vi è adesione programmatica a una visione estetica, ma orientamento lirico alle impressioni che l’animo raccoglie nella natura, nella vita, negli uomini.

Questa dimensione consente la vera convalescenza dell’anima e della poesia in Zanella. Anche l’attesa della morte diventa meno greve, perché la morte dissolve il transeunte, non ciò che è sostanza di vita eterna. Il mistero del divino non è oscurità, come in Leopardi, ma luce che accompagna ciò che della vita resta.

Nasce così Astichello, la tenera poesia dei sonetti, che guizza e si nasconde come i marsoni del piccolo fiume. A Cavazzale il poeta ritrova la vena lirica, anche se talora entro un cerchio di malinconica nostalgia. Questa nostalgia si fa però libertà di espressione, gioia lirica senza freni o linee imposte.

Ne emergono quadri efficaci di un mondo di emozioni, con qualche punta umoristica e perfino sarcastica nell’ironia dei sonetti; ma tutto resta dentro una visione conciliativa del mondo. Il poeta, sgravato da ogni peso, è libero e nel tutto confonde se stesso con una capacità di verso che lascia stupiti.

Nel Congedo, Rumor ripercorre la storia di un’anima: quella di Giacomo Zanella. Dai primi tentativi poetici alla poesia scientifica, dalla riflessione sul progresso alla crisi interiore, fino alla nuova voce dell’Astichello, egli fa comprendere che non vi sono due o tre Zanella, ma uno solo: un poeta che vive il mondo in tutte le sue suggestioni e le inserisce in una visione catartica universale.

Lo Zanella di Mariano Rumor è dunque un uomo e un’anima di fronte alla natura, alle persone, alla società, alla cultura classica e moderna, alla scienza, alla patria e soprattutto al fondamento di tutto: la fede in Dio.

Certo l’esistenza del poeta fu talora difficile, segnata anche da un forte ripiegamento su se stesso. Ma da ciò egli seppe sollevarsi, fino a trovare quel Datur hora quieti — “si concede un momento al riposo” — che troneggia sul frontone della villetta di Cavazzale, in bronzo dorato, e che richiama il bisogno di pace raggiunto in quell’angolo di mondo che più di ogni altro gli sorrideva.

Il Saggio su Giacomo Zanella appare così un’opera portata a una conclusione generale, anche se priva di una rifinitura definitiva. Messo a confronto con il saggio dedicato a Giacosa, più completo anche sul piano bibliografico, esso sembra mancante ancora di qualcosa. Tuttavia Mariano Rumor si rivela conoscitore attento della poesia zanelliana, riuscendo a coglierne l’interiore nostalgia e la movenza sempre presente verso il punto “omega” della vita.

Occasione mancata?

L’apprezzabile intento di offrire agli studiosi il saggio di Mariano Rumor su Giacomo Zanella avrebbe forse richiesto un apparato critico più ampio: maggiori indicazioni sulle fonti, sulla bibliografia dell’epoca e sul contesto culturale nel quale il lavoro maturò.

Sarebbe stato utile anche un maggiore scavo nell’ambiente vicentino e padovano nel quale si formarono gli studi di Rumor: un ambiente segnato da figure come Piero Nardi, Antonio Giuriolo, Mario Dal Pra, Giuseppe Faggin, dal vescovo Ferdinando Rodolfi e dai sacerdoti colti del Seminario vicentino, continuatori di una tradizione che aveva formato lo stesso Zanella.

Mariano Rumor, superata la critica crociana al suo primo lavoro, probabilmente avrebbe voluto attestare la propria capacità critica in relazione a un poeta amato e che cominciava già a essere dimenticato. Il saggio non vide la luce allora. Forse il feroce inquisitore Benedetto Croce avrebbe potuto trovare nelle parole del giovane vicentino quelle considerazioni che, nel 1928, avrebbe voluto fare attenuando la sua critica a Giacomo Zanella.

Agli studiosi resta ora il compito di analizzare e dare più ampio respiro critico al saggio, con quel positivo fervore che recenti pubblicazioni hanno saputo proporre nel territorio dell’Astichello, grazie all’impegno dell’Amministrazione comunale di Monticello Conte Otto e di quanti continuano a promuovere la cultura zanelliana.

2 risposte su “Giacomo Zanella nell’analisi inedita di Mariano Rumor”

La ringraziamo Giampaolo per l’apprezzamento e la stima per il nostro lavoro.
La invitiamo a diffondere questo sito, l’unico dedicato al poeta e saggista Giacomo Zanella, attraverso i suoi contatti interessati.
Un saluto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *