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Giacomo Zanella. Il poeta dell’Unità d’Italia.

Fin dalla fanciullezza il nostro aveva fatta sua l’idea del risorgimento dell’Italia.

da La Voce del Sileno di Italo Francesco Baldo

L’Associazione “Domenico Cariolato”  presso il Museo del Risorgimento di Vicenza ha organizzato per la neonata Associazione “Giacomo Zanella” la conferenza Giacomo Zanella, il poeta dell’Unità d’Italia.
Un ideale che ha accomunato il garibaldino e il poeta. Il Museo ha sede  in un luogo importante, Villa Guiccioli a Monte Berico, dove si è svolta una delle battaglie risorgimentali più importanti il 10 giugno 1848. La battaglia vide sconfiggere da parte delle truppe austriache al comando del Maresciallo Radetzky gli insorti vicentini con la profanazione del Santuario e la quasi distruzione dell’importante dipinto del Veronese.

Il prof. Italo Francesco Baldo durante la conferenza del 25 ottobre presso il Museo del Risorgimento di Vicenza. (Foto Ass. Domenico Cariolato)

   La sorte dei patrioti vicentini, che furono i primi il 17 marzo 1848 ad in sorgere contro il dominio austriaco, fu ricordata proprio dal poeta vicentino, che fin dalla fanciullezza aveva fatta sua l’idea del risorgimento dell’Italia e della sua unità, seguendo quanto Domenico Cristofori gli aveva proposto nella natia Chiampo. Con la formazione culturale riferita ad Antonio Rosmini e Vicenzo Gioberti ben presenti nella riflessione sull’unità d’Italia nel Seminario Vicentino ad opera di Don Giovanni Rossi, Don Giuseppe Fogazzaro e altri, Giacomo Zanella fin dal 1846, allorché fu eletto papa Pio IX, professò apertamente la sua fede risorgimentale nella poesia

L’uomo è nato alla società

Pe’ tuoi giardini, Italia
Innamorato io movo
Dal Brennero al Vesuvio
Fratelli ovunque io trovo;
Non come estranio accolgo
I figli della Dora,
Quanto cortese è Flora,
Cortese è il suol Roman.
Il mondo in riva al Tevere
Anch’io festeggio, anch’io
Spero tenor di splendidi 
Destin del Nono Pio!

La sconfitta del 10 giugno fu amara per il giovane sacerdote e lui ne pagò le conseguenze, dovendo dimettersi per le angherie della polizia austriaca dall’insegnamento in Seminario.
 Non scordò mai nella sua vita gli avvenimenti  e li ricordò in diverse occasioni: nell’omelia Nelle solenni esequie pei caduti nelle guerra del risorgimento d’Italia il 10 ottobre 1866 e nella poesia Inaugurandosi il monumento pei caduti nella battaglia di Monte Berico 10 giugno 1848. Un ricordo vivo fu quando, compiuta nel 1870 l’unità d’Italia, ne vide anche le difficoltà con il problema dell’emigrazione.
   Certo l’unità sollevò gli animi anche dai dolori della sconfitta del 1848 (Prima guerra di indipendenza), ma il dolore provato restò anche nella gioia.

Il frontespizio della pubblicazione curata da Italo Francesco Baldo con la poesia di Joseph Christian Zedlitz.

Dall’altro fronte, quello dell’Impero austriaco  si celebrò, invece, la vittoria e con  un a musica notissima La marcia di Radetzky (Radetzky-Marsch in tedesco), marcia militare composta da Johann Strauss padre. Vi fu  però anche una celebrazione da parte di un poeta Joseph Christian Zedlitz (1790-1862), alcune sue opere erano state tradotte in italiano. In relazione alle vicende di rivolta in Italia e in Ungheria nel 1848 compose la raccolta di poesie Soldatenbüchlein Der österreichisch talienischen Armee gewidmet che pubblicò nel 1849, una sorta di cronaca poetica in due Hefte (Quaderni): nel primo le vicende nel Regno Lombardo-Veneto e altri avvenimenti della Prima guerra di indipendenza Italiana; nel secondo le vicende dell’esercito austriaco in Ungheria.
Nel primo Quaderno troviamo la celebrazione delle truppe austriache vittoriose nel Lombardo-Veneto e una dedicata espressamente A Vicenza e alla battaglia del 10 giugno. Poesia che onorava le truppe austriache contro coloro che “a Vicenza, da qualche giorno, / un esercito ben equipaggiato / è pronto a combattere,/ Desideroso di battagliare; /giura di distruggere / con un sol colpo i barbari /e innalzare il vessillo di San Marco.” Ma furono sconfitte e il poeta chiude  con un  desiderio alquanto pesante, ossia: “Quindicimila nemici depongono / Ai nostri piedi le loro spade, / Se ne vanno a testa bassa/ Felici di essere solo prigionieri, / E non impiccati, come meritano!”
  Due facce di uno stesso avvenimento che ci fanno riflettere, oggi anche sul problema del valore della pace e della possibilità di trovare sempre accordi anziché battaglie e soprattutto chi non è direttamente coinvolto non deve parteggiare, ma promuovere sempre la pace che conviene  agli uomini, mentre l’ira, la guerra, ai bestie. Infatti chi desidera la guerra, scrisse Renè Descartes “è storpio nel cervello”.

La poesia di J.Ch. Zedlitz  è edita a cura dell’Associazione “Giacomo Zanella”  in collaborazione con Il Sileno Edizioni- Vicenza, ed è disponibile contattandoci tramite il modulo in basso.

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