Il nuovo progetto fluviale è un’occasione preziosa, se saprà includere Villa Zanella e il legame tra il poeta e il suo fiume.
Il 13 aprile 2026 è stato presentato il Documento strategico e il Programma d’azione del progetto “Astichello: fiume, parco, comunità”, un percorso che punta a valorizzare il corridoio fluviale dell’Astichello, renderlo più accessibile, tutelarne la qualità ambientale e costruire attorno al fiume una nuova idea di spazio condiviso.
Il progetto riguarda i 14 chilometri del corridoio fluviale dell’Astichello, da Parco Querini fino a Monticello Conte Otto, e prevede tra le priorità il ripristino dell’accessibilità delle sponde, la creazione di un nuovo sentiero naturalistico e il monitoraggio delle acque. Il percorso è promosso dai Comuni di Vicenza e Monticello Conte Otto insieme a Viacqua, con il sostegno di Fondazione Cariverona.

Si tratta di una prospettiva importante. Dopo anni in cui il fiume è stato spesso percepito come margine, retrovia, linea nascosta del territorio, l’Astichello torna a essere pensato come luogo pubblico: ambiente da tutelare, paesaggio da attraversare, spazio di relazione tra natura e comunità.
Proprio per questo, però, una domanda si impone con forza:
si può pensare l’Astichello senza Giacomo Zanella?
La risposta, per chi conosce la storia culturale del territorio, non può che essere negativa.
L’Astichello non è soltanto un corso d’acqua. È anche un luogo letterario. È il paesaggio della maturità poetica di Giacomo Zanella. È il fiume che diede titolo alla silloge Astichello, pubblicata nel 1880. È il luogo presso il quale il poeta scelse di costruire la sua villetta, facendo di quel tratto di campagna, di acqua e di orizzonte una dimora fisica e spirituale.
Non siamo davanti a un semplice riferimento biografico. Siamo davanti a una relazione profonda tra un autore, una casa e un paesaggio.
Lo ricordava con chiarezza il prof. Italo Francesco Baldo, nella lettera dedicata al valore culturale della villetta: la casa di Cavazzale fu il “buon ritiro” nel quale Zanella compose i sonetti dell’Astichello, dando voce a quella poetica del “minuto mondo” in cui la semplicità della vita quotidiana assume un rilievo nuovo e moderno. Nella stessa lettera, Baldo sottolineava come la villetta potrebbe diventare un punto significativo di un più ampio itinerario poetico e turistico-letterario nella provincia vicentina.
È proprio qui che il nuovo progetto sull’Astichello incontra, inevitabilmente, la questione di Villa Zanella.

Nei giorni scorsi, questo sito ha già ricostruito lo stato dell’arte relativo alla villa: la prospettiva di vendita da parte del Seminario Vescovile, la cessazione del comodato d’uso con il Comune di Monticello Conte Otto e il trasferimento delle attività che vi si svolgevano.
Non è necessario ripetere qui tutto quel quadro, ma è necessario coglierne la conseguenza più evidente.
Se oggi il territorio sta immaginando un futuro per l’Astichello, non può farlo lasciando Villa Zanella fuori dalla visione.
Il Documento strategico del Contratto di Fiume parla di tutela ambientale, sicurezza idraulica, fruizione sociale, partecipazione, sostenibilità, coordinamento tra enti e associazioni. La presentazione del progetto richiama la volontà di costruire una visione condivisa per il futuro del corso d’acqua e delle aree adiacenti, attraverso uno strumento volontario capace di mettere a sistema soggetti pubblici e privati.
Sono parole e obiettivi importanti. Ma una visione davvero condivisa non può limitarsi agli aspetti naturalistici, idraulici o ricreativi. Deve riconoscere anche il valore culturale dei luoghi.
E Villa Zanella è uno di questi luoghi.
Villa Zanella è il punto in cui l’Astichello diventa poesia.
È il luogo in cui il paesaggio fluviale si lega alla figura di uno dei maggiori intellettuali vicentini dell’Ottocento. È la casa dalla quale si apre quello “largo, poetico orizzonte” che Zanella stesso fissò nei versi iniziali della silloge. È un presidio culturale che, negli anni recenti, è stato anche spazio vissuto dalla comunità: sede di incontri, iniziative, momenti pubblici e, non ultimo, del Premio Letterario dedicato al poeta.
Lo ha ribadito la Presidente dell’Associazione “Giacomo Zanella”, Maria Luigia Michelazzo, sottolineando che Villa Zanella non può essere considerata una semplice operazione patrimoniale: è uno dei luoghi più significativi della memoria culturale del territorio, divenuto negli anni patrimonio condiviso grazie al lavoro di istituzioni e realtà associative.

Per questo, la nascita di un Parco dell’Astichello e il destino della villetta non possono procedere su binari separati.
Proprio accanto a quel fiume si trova la casa del poeta che dell’Astichello fece un luogo della letteratura italiana. Separare questi due discorsi sarebbe un errore culturale prima ancora che progettuale.
Non si tratta di appesantire un progetto ambientale con una rivendicazione estranea. Al contrario: si tratta di completarlo. Un parco fluviale che sappia integrare natura, storia, letteratura e memoria avrebbe un’identità molto più forte. Sarebbe più riconoscibile, più raccontabile, più educativo, più radicato nel territorio.
Non solo un percorso verde, ma un paesaggio narrato.
La stessa storia recente dell’Astichello mostra che questa direzione non è nuova. Già nel 2017, la prima discesa in packraft partì dall’imbarcadero del Parco Zanella, accanto alla casa del poeta, e venne presentata come esperienza turistica, culturale e ambientale legata ai luoghi zanelliani. Nello stesso periodo, la passerella ciclopedonale vicino a Villa Zanella ricomponeva il collegamento tra le due sponde lungo il percorso zanelliano, con l’obiettivo di valorizzare l’area fluviale dal punto di vista naturalistico e culturale.
Dunque, il legame tra Astichello, Villa Zanella e fruizione culturale del territorio esiste già. Non va inventato, ma riconosciuto, aggiornato e inserito con decisione nel nuovo percorso.
Il Contratto di Fiume può diventare l’occasione per farlo.
Nel Programma d’azione si parla di campagne di sensibilizzazione, attività educative con le scuole, laboratori, collegamenti con piste pedonali e ciclabili, regolamento d’uso dell’area fluviale e proposta formale per il riconoscimento istituzionale del Parco del fiume Astichello.
Ecco allora alcune domande concrete, che meritano di entrare nel confronto pubblico:
Villa Zanella sarà riconosciuta come nodo culturale del futuro Parco dell’Astichello?
La silloge Astichello sarà valorizzata come chiave di lettura del paesaggio fluviale?
I percorsi naturalistici prevederanno anche pannelli, letture, riferimenti poetici e tappe dedicate alla memoria zanelliana?
Le scuole potranno incontrare non solo l’ecosistema del fiume, ma anche la sua storia letteraria?
Gli enti coinvolti nel Contratto di Fiume considereranno la villetta non come problema esterno, ma come parte integrante della visione territoriale?
Sono domande semplici, ma decisive.
Perché un fiume non è fatto soltanto d’acqua. È fatto anche di sguardi, di parole, di memorie, di comunità che lo hanno abitato e interpretato.
L’Astichello di Zanella è tutto questo: un corso d’acqua reale e un paesaggio interiore; una presenza naturale e una traccia poetica; un luogo fisico e un simbolo culturale.
Il nuovo progetto ha il merito di riportare l’Astichello al centro dell’attenzione pubblica. Ma proprio per questo deve avere l’ambizione di guardarlo nella sua interezza.
Non solo come ecosistema o infrastruttura verde, ma come paesaggio culturale.

In questa prospettiva, Villa Zanella non è un’aggiunta marginale. È una chiave. È il punto in cui il fiume, la comunità e la memoria possono davvero incontrarsi.
Se il Parco dell’Astichello saprà includere Giacomo Zanella, la sua villetta e la silloge che da quel fiume prese nome, allora potrà diventare qualcosa di più di un intervento di riqualificazione: potrà diventare un progetto identitario per tutto il territorio.
Se invece questa dimensione resterà sullo sfondo, il rischio sarà quello di costruire un parco utile, forse anche bello, ma privo di una parte essenziale della sua anima.
L’Astichello chiede cura, tutela, accessibilità. Ma chiede anche memoria. E tra le responsabilità del suo futuro c’è anche Villa Zanella: non come nota a margine, ma come parte viva del paesaggio culturale che il nuovo parco dovrebbe riconoscere.
Perché non può esserci un vero futuro per l’Astichello senza il riconoscimento del poeta che lo trasformò in poesia.

